Fabio Ravezzani, giornalista e direttore di QSVS (Qui Studio Voi Stadio), trasmissione di Telelombardia dedicata al calcio, ha voluto scrivere una lettera -pubblicata anche da Tuttosport e Calciomercato, all’ex dg della Juventus Luciano Moggi. Una lettera piena di verità che in un certo senso ‘assolve’ l’ex direttore da tutti i capi d’accusa in quanto ‘la verità è che nessuno ha detto il contrario’. Racconta così un altra verità di quel termine Calciopoli che da 9 anni viaggia a braccetto con Moggi, ed ha voluto parlare ‘di quello che la Cassazione ha definito da parte di Moggi stesso. Una definizione superficiale, indimostrata e indimostrabile.’

Ecco la lettera integrale:

Caro Direttore, Mi perdonerai se per una volta scrivo a titolo personale su un argomento che riguarda tutti i tifosi, juventini e non. Ma troppa é la sorpresa e il senso di ribellione che sento dentro, dopo aver letto le motivazioni che la Cassazione ha sancito a conclusione del processo denominato Calciopoli. Mi riferisco non già alla vicenda Moggi-arbitri, su cui ognuno ha le sue legittime opinioni che rispetto per principio. Voglio parlare invece di quello che la Cassazione ha definito da parte di Moggi stesso. Una definizione superficiale, indimostrata e indimostrabile, che incredibilmente buona parte della nostra categoria ha salutato quasi con piacere, a dimostrazione di quanto male sia ridotta, in effetti, la dignità di una parte del giornalismo sportivo. Visto che lo fanno in pochi, allora, mi ribello io a questa parte della sentenza che di certo non porta lustro a chi l’ha vergata, e che in qualche modo ne mina l’intera credibilità. Perché le sentenze si accettano, certo. Ma vivaddio si possono ancora commentare e confutare laddove ci siano evidenze inequivocabili. Bene, io non ho mai fatto l’arbitro, non posso parlare in prima persona di quanto forte fosse l’influenza di Moggi nei confronti dei direttori di gara. Ma faccio il giornalista. Io c’ero in quegli anni. Conosco il nostro mestiere, i colleghi. Ho lavorato anni per Tuttosport, ero ospite fisso nelle ultime stagioni al Processo di Biscardi, dirigo un gruppo televisivo che fa del calcio la sua parte informativa più importante. E mi ribello, fatti alla mano. Il telefono di Moggi é stato intercettato per quasi un anno e mezzo. Oltre 170 mila chiamate, molte delle quali fatte da colleghi: più di 150. Ebbene, nell’inchiesta volta anche a dimostrare la nefasta influenza di Moggi sull’informazione sportiva (televisiva e non) sono stati accusati e poi assolti la miseria di 4 giornalisti su oltre 150 Quello che la Cassazione definisce si risolve nell’influenzare la di Biscardi, nel chiedere qualche servizio sulla Juve alla Domenica Sportiva firmato da un giornalista amico e nell’imbeccare sempre al Processo de La7 uno storico opinionista con tesi favorevoli alle ragioni della bianconere. Cioè, Moggi influenzava circa il 3 percento dei giornalisti con cui parlava, peraltro all’epoca subito sanzionati dall’Ordine. Lo stesso Ordine dei giornalisti che finora non ha avuto nulla da dire verso un’accusa tanto infamante verso l’intera categoria. Bene, appurato che lo sanzionato dalla Cassazione era nei fatti inesistente, mi concederai un’analisi più ampia sul condizionamento vero o presunto di Moggi, Giraudo e dunque della Juve, negli anni presi in esame. Chiunque si occupi di informazione sa benissimo che qualsiasi condizionamento all’informazione deve avere un editore con interessi in campo e giornalisti a lui asserviti. Parliamo di informazione televisiva, allora. Nel 2006 Mediaset non era certo asservita agli interessi bianconeri (Berlusconi-Milan). La Rai all’epoca veniva accusata a torto o a ragione di essere influenzata dallo stesso Berlusconi o in alternativa dai vari partiti (non mi risulta che esistesse il partito Forza Juve). L’editore de La7 era Marco Tronchetti Provera, vicepresidente dell’Inter e grande amico di Massimo Moratti. L’enclave del Processo di Biscardi era l’unico territorio dove Moggi potesse esercitare una qualche pressione e relativamente alla moviola ci riusciva senz’altro. La cosa é dimostrata. Ma di qui a dire che questo era ne corre. Vogliamo ricordare, per esempio, che proprio in quegli anni le reti Mediaset riuscirono a scovare e mandare in onda una mezza gomitata di Ibrahimovic a Cordoba che portó a un’incredibile squalifica dello svedese nelle ultime 3 di campionato (testa a testa tra Juve e Milan)? Esaurite le televisioni, chiudo con una rapida analisi dei gruppi editoriali. Tra quelli sportivi gli editori che contano sono Roberto Amodei (Tuttosport, Corriere dello Sport) che non mi risulta abbia mai avuto alcun tipo di interesse verso Moggi e Giraudo. Dirò di più, caro direttore, lavoravamo insieme io, te e Vittorio Oreggia quando (su evidente pressione di Moggi e Giraudo) proprio Tuttosport (editore Amodei) venne fatto oggetto di uno striscione molto aggressivo per le eccessive critiche alla Juve che non vinceva più da un paio d’anni. Non certo uno strapotere nei nostri confronti direi, anzi. Resta la Gazzetta dello Sport, il cui azionariato (Rcs) é diviso tra i principali industriali italiani. Tra quelli che hanno interessi diretti nel calcio segnalo all’epoca Della Valle, Moratti, Tronchetti Provera, e John Elkann, l’unico che poteva sponsorizzare Moggi. Peccato che Elkann fosse da tutti riconosciuto, fin dal suo avvento, come uno dei principali detrattori dello stesso Moggi, tanto da averlo di fatto esautorato con alcune dichiarazioni oltre a non rinnovargli il contratto. Tirata le somme. Lo di Moggi e della Juve si traduce dopo aver ascoltato 170 mila telefonate in 4 (senza offesa) pesci piccoli su 150 colleghi. La devastante azione di Moggi e della Juventus sulle televisioni si esercitava una voltala settimana durante la moviola di Biscardi (4 per cento di share) e in alcuni servizi della Domenica Sportiva che raccontavano lo svolgimento della partita. Nel frattempo le tv asservite portavano all’incredibile squalifica di Ibrahimovic mentre i giornali, asservitissimi, spesso sparavano titoli come o relativamente ai favori arbitrali verso il club bianconero Mi aspettavo che qualcuno si mettesse a ridere, meglio ancora che qualcuno si sentisse in dove e diritto di rispondere. In quelle intercettazioni, caro Direttore, c’eravamo anche io, tu,e decine di altri colleghi che possono ben dire di avere parlato con Luciano Moggi con la stessa onestà e correttezza che avevano nei confronti di qualsiasi altro attore del calcio all’epoca. Ecco: la vera sconfitta per la nostra categoria, non é che la Cassazione l’abbia arbitrariamente e falsamente bollata in questa circostanza come asservita. La vera sconfitta é che quasi nessuno abbia avuto il coraggio di alzare la mano per dimostrare che l’accusa é completamente falsa. Per i tifosi della Juve, invece, la vera sconfitta é che se una parte della sentenza é tanto infondata e arbitraria, anche il resto può lasciare legittimamente perplessi. Di più. Inquieti.