Recoba e la mancata Serie B.

Nel 2000 esisteva una regola, la 40 settimo comma delle NOIF della FIGC, che prevedeva che le squadre del campionato di calcio non potessero schierare più di 5 giocatori che non abbiano un passaporto comunitario. Ma molte società violarono questa norma: non venivano puniti come si doveva, ma con delle multe e l’inibizione dei dirigenti delle squadre coinvolte. La regola prevedeva, per le squadre che violavano questo regolamento, penalizzazioni a livello sportivo, fino alla retrocessione, ma venne abolita. Oggi vi parleremo di Recoba e i passaporti falsi che l’Inter acquistava.

Alvaro Recoba arriva all’Inter nell’estate del 1997, ma viene mandato in prestito al Venezia, visto che sembrava “acerbo”, dove svolge un buonissimo campionato. L’Inter lo richiama ma sorge un problema: ha già 5 extracomunitari in rosa (Ronaldo, Jugovic, Simic, Cordoba e Mutu). Come risolvere il problema? Il 12 settembre del 1999 Recoba ottiene il passaporto comunitario. E nel 1997 venne cercato qualche “parente” spagnolo per poter tesserare Recoba come comunitario… Recoba si trova in un buon stato di esplosione e Moratti gli fa sottoscrivere un contratto con la sua società: 15 miliardi di lire a stagione più bonus vari. Accadde un fatto: durante una trasferta per una gara di coppa Uefa, il 14 Settembre del 2000, alla frontiera polacca due calciatori dell’Udinese, Warley e Alberto, vennero fermati perché in possesso di passaporti falsi. Scoppia lo scandalo Passaportopoli, dove si vedono coinvolte: Inter, Lazio, Roma, Milan, Udinese, Vicenza, Sampdoria, per i calciatori Recoba, Veron, Fabio Junior, Bartelt, Dida, Warley, Jorginho, Alberto, Da Silva, Jeda, Dedè, Job, Mekongo, Francis Zé e i dirigenti Oriali, Ghelfi, Baldini, Cragnotti, Governato, Pulici, Pozzo, Marcatti, Marino, Sagramola, Briaschi, Salvarezza, Mantovani, Arnuzzo, Ronca. Il 30 gennaio del 2001, durante un’ispezione nella residenza di Recoba, venne confermato che anche il passaporto di Recoba era falso. Si scopre che fu Oriali, dirigente interista, su suggerimento di Franco Baldini, dirigente della Roma, a contattare tale Barend Krausz von Praag per risolvere la vicenda del passaporto di Recoba. Oriali andò a Buenos Aires apposta per ottenere quel passaporto falso e ha pagato 80 mila dollari per conto della società per il disbrigo della pratica (affermazione di von Praag durante un interrogatorio). In Francia e Spagna è accaduto lo stesso, e le società furono sanzionate. Ma in Italia no! Milan e Inter ebbero paura: si poteva retrocedere in Serie B e Galliani si ribella e studia qualche sistema illegale: se si riuscisse a prolungare il processo fino al termine del campionato, si potevano cambiare le regole per rendere meno gravi le sanzioni. Moratti dichiara: “Se squalificano Recoba e poi la giustizia ordinaria lo assolve, chi ci restituisce squalifiche e penalizzazioni?” per spingere affinchè sia preso il dovuto tempo prima di emettere le sentenze. La giustizia ordinaria condannerà Recoba e Oriali, ma l’Inter avrebbe pagato solo con multe pesanti e non con la retrocessione in serie cadetta. Il 3 maggio del 2001 cambia la norma relativa al tesseramento e impiego dei calciatori extracomunitari. Mancano sei giornate alla fine del campionato. Il processo si svolgerà a campionato finito e le sanzioni saranno ben più leggere rispetto a quanto avrebbero dovuto essere, dato che la norma era cambiata e le violazioni del regolamento erano meno gravi.

Il 27 giugno del 2001 si viene a sapere che la Commissione disciplinare della Lega Calcio abbia condannato l’Inter con una multa di 2 miliardi di lire, e Recoba (ma non solo, anche tutti gli altri calciatori coinvolti in questo scandalo) squalificato a un anno. I dirigenti coinvolti sono stati inibiti con 1 anno.Il 25 maggio del 2006 la Commissione d’Appello condannarono, in via definitiva, Recoba e Oriali che ricorsero al patteggiamento, con una pena di 6 mesi di reclusione con la condizionale per i reati di ricettazione e concorso in falso, commutati in multa da 25.400 euro. L’Inter è riuscita a: taroccare passaporti, evitare retrocessioni, vincere uno scudetto con l’inganno e vedere le proprie intercettazioni dimenticate nel processo più importante della storia del calcio italiano; sono cose che succedono ma che non possono assolutamente significare che anche l’Inter ha qualche scheletro nell’armadio. E la Juve ha pagato, l’Inter no…

Close