E’ proprio vero che il calcio regala emozioni e magie che nient’altro può dare. Pochi anni fa, tra circa il 2011 e 2012, è stata portata nelle sale da cinema italiani e internazionali un opera di grande bellezza dei registi Lorenzo Garzella e Filippo Macelloni. ‘Il Mundial dimenticato, la vera storia dei Mondiali di Patagonia 1942’ è una storia affascinante al sapore di football mischiato a storia e leggende, calcio e amore.

Una commedia i cui protagonisti un pallone e la Coppa Jules Rimet e la storia si intreccia con la presenza di dirigenti, nobili, giocatori dilettanti e pochi professionisti, politici e e giornalisti. L’ultima è stata giocata nel 1938 nel bel mezzo della Seconda guerra mondiale che stava sconvolgendo il pianeta e paralizzato l’ Europa; vinta tra l’altro dall’Italia rimanendo dunque campione in carica. Nello stesso periodo però, in Sud America, il nobile conte Von Otz di origine balcaniche ha insistito fin troppo per far giocare la competizione durante i mesi di terrore e conflitto. La sua idea era quella di organizzare la Coppa del mondo e utilizzarla come manifestazione pacifica tanto da diventare ‘l’evento sportivo più importante del XX secolo’. La coppa si sarebbe giocata in Patagonia, una vasta regione dell’America Latina tra Cile e Argentina, una zona dove la natura sprigiona e regala paesaggi mozzafiato. Dopo i continui rifiuti della Fifa, il conte riesce a organizzare il cosiddetto mondiale fantasma, ovvero non conosciuti dal più grande ente calcistico e considerato come un semplice torneo internazionale, ignorando il fatto che la squadra vincitrice avrebbe alzato al cielo la Coppa Rimet.

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Ne partecipano dodici nazionali divise in quattro gruppi da tre squadre. L’Italia casca con la Polonia e il Regno di Patagonia. A seguire Germania nazista, Brasile e Scozia, poi l’Inghilterra insieme all’URSS e Uruguay ed infine gli indigeni del Mapuche, Spagna e Francia. Assenti i paesi ospitanti del Cile e Argentina a causa degli indigeni. Proprio i Mapuche incantano il pubblico con la loro tecnica sopraffina. Germania-Italia, la semifinale, è stata vissuta al cardiopalma come quella che si sarebbe giocata ventotto anni dopo in Messico o alla prima partecipazione ad un mondiale per l’Inghilterra e l’utilizzo della moviola, neanche paragonabile a quella moderna ma già un grande passo verso la tecnologia del futuro. Dal primo match si susseguono episodi caratterizzati da intensità e noia: dalle belle giocate ai falli sin troppo cattivi, soprattutto da parte di quelli nazisti. Gli arbitri erano solo due: il maresciallo inglese Parlow diresse una delle due semifinale mentre per le restanti gare il fischietto era affidato a William Brett Cassydy, figlio o presunto del criminale americano Butch Cassidy. La voce narrante appartiene al giornalista d’inchiesta argentino Sergio Levinsky, ovvero colui che ha cercato di scavare fino a in fondo a questa storia di calcio, si da quando venne ritrovato lo scheletrodi un uomo con in mano una cinepresa d’epoca proprio in piena Patagonia. Per di più, si è scoperto che lo scheletro appartiene a Guillermo Sandrini, ‘regista’ ufficiale della competizione scelto dal conte Otz in persona

Di seguito 1 ora e mezza de ‘Il Mundial perduto’ – Patagonia 1942.