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Frase shock di Insigne, ma il problema sono i giornalisti

Insigne si è reso autore ieri nel post partita di una battuta pungente: analizziamo la dinamica dell'accaduto, e il modo in cui Insigne è stato aizzato dagli intervistatori

Il calcio in Italia è anche questo, ironia, folklore e sfottò. Lo sappiamo bene noi juventini, bersaglio di tifoserie avverse quando si vince, figurarsi quando si perde. I social si sono dunque scatenati nella creazione di post e meme che denigrano la Juve per la sconfitta di ieri, ma non solo. Anche la stampa campana non si è risparmiata e nelle interviste post partita ha rivolto delle domande a Insigne degne di un qualunque tifoso seduto in curva, spesso dimenticandosi della posizione ricoperta. Esempio lampante è il giornalista che senza giri di parole e abbandonando qualsivoglia formalismo dice “O’ Surdat Nnammurat non lo hanno cantato loro stavolta, lo abbiamo cantato noi, Lorè”, ma soprattutto la giornalista che appena dopo rivolge una domanda che fa cascare nel tranello il calciatore del Napoli, il quale si eleva di conseguenza a idolo delle folle antijuventine di tutto il globo.

All’affermazione “Hanno detto che dovevano giocarla come una finale e infatti l’hanno persa, come sono soliti perderle loro”, infatti Insigne ha risposto seccamente: “E beh, sono abituati”.

Ricollegandoci dunque al preambolo, il calcio è anche questo, ed è risaputo e pienamente conclamato che il mondo partenopeo dia per scontati determinati dialoghi come nei ranghi. E tenendo conto che probabilmente lo siano, più che la genuina risposta di Insigne, a dire la verità simpatica e va ammesso, pungente quanto basta, i dubbi che sorgono sono per la verità due: la reale legittimità del tesserino da giornalista posseduto da coloro i quali abbandonano velleità di cronaca (che sarebbero quelle richieste dal loro mestiere) per sostituire commenti da bar alle tipiche domande del post-partita, e quello legato alla reazione che il mondo del calcio e del giornalismo sportivo tutto avrebbe nel caso in cui un giornalista simpatizzante bianconero avesse rivolto in modo sfacciatamente fazioso ad un proprio beniamino un simile assist, coscienti già in maniera preventiva del fatto che le reazioni sarebbero di sdegno e ira da parte di coloro i quali ora stanno ridendo a riguardo, magari gli stessi divertiti dal siparietto ma indignati dallo sfogo di Buffon sull’arbitro Oliver.

Del resto i precedenti parlano chiaro, l’ambiente è lo stesso che ha giustificato Sarri per il famoso “Sei una donna, sei carina e non ti mando aff*****o per questi motivi” in conferenza stampa, lo stesso che risentito da una sonora sconfitta per 3-1 proprio contro la Juve ha cercato la polemica a tutti i costi accerchiando di fatto Bonucci nel dopo gara, il quale facendola in barba persino alla propria addetta stampa ha risposto con l’epico “la verità è che noi siamo ancora in Champions e voi no”, e che dopo la stessa partita ha ricevuto una risposta sgarbata persino da un uomo paziente come Massimiliano Allegri dopo l’ennesima recrimina arbitrale prima di fondamento.

Lungi da noi fare di tutta un’erba un fascio, e di giornalisti bravi e coscienziosi anche di sponda azzurra è pieno il paese, come Raffaella Iuliano, giornalista del Mattino che recentemente è passata agli onori della cronaca per aver mosso un’invettiva contro l’odio a prescindere nei confronti della Juve da parte di chi condivide la sua stessa fede, ma l’idea che giunge a seguito di ciò è che il folklore (che è perfettamente giusto e comprensibile da parte di tifosi e calciatori, come nel caso di Insigne) sia usato come specchio per le allodole che nasconde l’equità di giudizio e il buon senso in base alla posizione che si occupa. Non si spiegherebbe altrimenti Alvino che accusa il Sassuolo di servilismo solo per aver giocato in maniera competitiva contro il Napoli, il giornalista Valentino Di Giacomo che afferma pubblicamente che chiunque tifi Juve non meriti di stare al mondo, o una copertina di quotidiano che titola “Fuga con la Rubentus”.

Il discorso comunicativo ovviamente prescinde dalla partita in sè, che il Napoli ha meritato ampiamente di vincere a fronte di una Juve assolutamente assente, ma va segnalato il fatto che un palcoscenico che si sta anno dopo anno ergendo sempre di più come quello di Napoli meriti una piazza all’altezza della situazione, perfettamente calzante per quanto riguarda il tifo (il sostegno dei tifosi alla partenza della squadra è un bell’esempio di supporto), meno dal punto di vista comunicativo, dove si continua a lasciar correre su scivoloni che sarebbero pienamente condannati in altre piazze e altre città.

Concludiamo comunque facendo i complimenti alla squadra di Sarri per il conseguimento del risultato, e con l’invito alla stampa campana, ma anche a Insigne, sebbene rimarchiamo la genuinità della sua battuta, ad osservare il fatto che è pur sempre vero che la Juventus ha perso molte finali di Champions League, ma che per poterci ironizzare bisognerebbe quantomeno averne disputata una.

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