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Pantani, leggenda del ciclismo: il ricordo del Pirata

Sono passati quasi 14 anni dalla morte di Marco Pantani. Oggi avrebbe compiuto 48 anni.

Marco Pantani è stato uno dei più grandi ciclisti italiani, se non il più grande. Soprannominato ‘Il Pirata‘, a causa della bandana colorata sul capo e l’orecchino, Pantani è stato l’ultimo campione del ciclismo a saper appassionare i tifosi più veri. Inoltre, il ciclista di Cesenatico è stato l’ultimo a fare l’accoppiata Giro-Tour, cioè vincere il Giro d’Italia e il Tour de France nello stesso anno.

Nel giorno in cui Pantani avrebbe compiuto 48 anni, Pier Bergonzi, vicedirettore de La Gazzetta dello Sport, ha voluto ricordare la sua carriera, ripercorrendo gli alti e i bassi. Il vicedirettore della Gazzetta ha descritto le sue caratteristiche, non solo fisiche e tecniche ma anche morali, la sua capacità di legarsi ai tifosi. Ha poi parlato inevitabilmente dell’epoca del doping e della tragica vicenda legata alla sua morte.

Queste le parole di Bergonzi: E’ stato il più grande scalatore di tutti i tempi, il più carismatico dei campioni che abbia mai conosciuto, non solo nel ciclismo. Aveva la capacità di trasformare ogni vittoria in un’impresa, arrivava dritto nel cuore della gente, e questo succede soltanto quando c’è empatia tra il campione e chi lo guarda”.

Sulla questione doping: “Marco è stato il più grande della sua epoca, ma quella fu un’epoca dannata. Fu l’epoca del doping ematico. Lo stesso Pantani ha scritto in uno dei suoi diari, che ha fatto esattamente quello che facevano tutti. Marco era così, era il Pirata, proprio perché aveva una sensibilità molto esposta, una sua fragilità. Non era debole, ma era fragile. Si è trovato a doversi difendere, a difendere la sua dignità, a volte calpestata. Si è trovato al centro di inchieste teoricamente giuste, ma da accanimento terapeutico, e non ha retto il peso di tutto questo. E’ finito in una via senza ritorno, e purtroppo nessuno ha saputo aiutarlo”.

 

Pantani, leggenda del ciclismo: il ricordo del Pirata
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